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domenica 16 febbraio 2014

Capo Giuseppe

Foto e frase di Capo Giuseppe
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"Hinmaton Yalaktit" ("Tuono che rotola dalla montagna" in lingua Nimíipuu )
conosciuto come "Chief Joseph" in Inglese
"Capo Giuseppe" in Italiano
(Oregon, 3 marzo 1840 - Stato di Washington, 21 settembre 1904)
Nez Percé (Naso Forato)

Capo Giuseppe, in inglese Chief Joseph, è stato un condottiero nativo americano della tribù dei Nasi Forati. 
Noto anche come Giuseppe il Giovane, si chiamava in realtà Hinmaton Yalaktit, che in lingua nimíipuu significa "Tuono che rotola dalla montagna".
Hinmaton Yalaktit era figlio di capo Tuekakas (1800-1871) e fratello di Ollokot. Il padre si era convertito al Cristianesimo (nel 1838) ed aveva assunto il nome Giuseppe il Vecchio; fece inoltre battezzare Hinmaton Yalaktit col nome Joseph (Giuseppe).
Giuseppe il Vecchio aveva concluso con gli Stati Uniti un trattato che istituiva una riserva in Oregon e Idaho per le tribù dei Nasi Forati Cayuse, Walla Walla e Umatilla. In seguito però, sotto la spinta dei cercatori d'oro (1860), il governo aveva deciso di confinare ulteriormente i nativi in una molto più angusta riserva dell'Idaho. Giuseppe il Vecchio rifiutò di addivenire a un secondo trattato (1863), e alla sua morte nel 1871 si trasferirono dunque al figlio (che assunse il nome cristiano del padre) l'autorità sul popolo dei Nasi Forati e la gestione dei difficili rapporti con gli Stati Uniti.

Hinmaton Yalaktit, Capo Giuseppe
"-Volete scuole o solo edifìci, nella riserva del
  Wallowa?
-Non vogliamo né scuole né edifìci scolastici, nella riserva del Wallowa.
-Perché non volete le scuole?
-Perché ci insegneranno ad avere le chiese.
-Non volete le chiese?
-No, non vogliamo le chiese.
-Perché non volete le chiese?
-Ci insegneranno a litigare su Dio, come fanno i
  cattolici e i protestanti nella riserva dei Nasi
  Forati e in altri luoghi. Non vogliamo imparare
  questo. Possiamo litigare, talvolta, per le cose di   questa terra, ma mai per Dio.
 Noi non vogliamo imparare una cosa simile."
1873, da un colloquio fra Capo Giuseppe e T.B. Odeneal, Sovrintendente degli Affari Indiani per l'Oregon

"Lasciatemi essere un uomo libero, libero di viaggiare, libero di fermarmi, libero di lavorare, libero di commerciare dove mi pare, libero di scegliere i miei maestri, libero di seguire la religione dei miei padri, libero di pensare, di parlare e di agire da solo."                                                                   Capo Giuseppe

"E' più facile che i fiumi invertano il loro corso che un uomo che è nato libero sia contento di essere rinchiuso in un recinto e di non essere libero di andare dove gli pare."                           Capo Giuseppe

Ecco cosa riferiscono di lui i Nativi Americani: 
"Nel 1871, Hin-nah-too-yah-laht-ket, (Tuono Roboante sulle Montagne) diventò capo di una piccola banda di Nez Percé. Dagli americani europei era conosciuto come Giovane Capo Giuseppe. Il suo popolo allevava cavalli, e ne avevano a migliaia. Molti di questi erano i famosi Appaloosas blu, il tradizionale cavallo da guerra e da caccia dei Nez Percè. Alla vigilia del trattato riguardante il trasferimento dalla loro valle e dalle loro dimore, alcune delle loro amate mandrie furono rubate. Una piccola parte di giovani ribelli si allontanò a cavallo per una notte e un giorno in cerca di vendetta. Furono uccisi 18 pionieri. Le truppe statunitensi furono mobilitate e alla fine i Nez Percé, dopo 72 anni di pace, si trovarono in guerra con gli "occhi bianchi". La banda di Capo Giuseppe era notevolmente superiore per strategia all'esercito americano, e nonostante l'inferiorità numerica e la difficoltà del muoversi con la banda intera e i relativi bagagli, ebbe la meglio. Gli ufficiali dell'esercito che combattevano contro Capo Giuseppe, erano d'accordo nel definirlo un prodigio militare. Ora sappiamo che non fu l'unico capo durante questa marcia, ma fu piuttosto lo spirito e la costante ispirazione del suo popolo."
Percorso fatto dai Nez Percé nella loro fuga verso il Canada
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Nel 1873, il governo americano decretò che gli indiani possedessero la regione di Wallowa, nell'Oregon, e che questa fosse una riserva protetta con confini demarcati, però questo durò pochissimo in quanto fu invasa costantemente.
Capo Giuseppe, da grande capo qual'era, con la finissima diplomazia che lo distingueva, difese i suoi diritti nel possedere la terra, e insieme ad altri capi nativi, disponendo di un piccolo esercito di 200 uomini, resistette all'imposizione di trasferirsi in Idaho dalla nativa valle del fiume Wallowa. Da convinto sostenitore della pace rifiutò di partecipare a spedizioni contro i bianchi. La sua politica sembrò avere successo quando, nel 1873, un'ordinanza federale dispose l'evacuazione dei coloni da quei territori.
Fu un fuoco di paglia, nel 1877 infatti, la cavalleria agli ordini del generale Howard forzò la resistenza dei Nativi attaccando i Nasi Forati e, di fronte alla minaccia armata, questa tribù compì un'impresa assolutamente incredibile.
La loro fuga iniziò il 17 giugno del 1877 e li portò attraverso l'Idaho , l'Oregon , il Montana , il Wyoming, ancora il Montana, e finì il 5 ottobre a pochi chilometri dal confine con il Canada.
Capo Giuseppe infatti, contava di sconfinare in Canada sulle orme di Toro Seduto, ma il 30 settembre 1877 lo attendeva l'inizio della decisiva battaglia dei Bear Paw, che si concluse sei giorni dopo con la fine del sogno.
Durante i 2890 Km che percorsero, guidati da Capo Giuseppe, suo fratello Alokut, i capi Specchio, Uccello Bianco e Tuhulhutsut, i Nasi Forati , 300 guerrieri con donne e bambini, affrontarono le truppe del generale Howard, del colonnello Gibbon, del generale Miles, impegnando in totale circa 2000 uomini, fra cui il famoso 7° cavalleggeri che fu di Custer.
Ormai vicini al confine,  credendosi al sicuro, Capo Giuseppe e i suoi decisero di fermarsi per far riposare i più deboli e per procurarsi del cibo. Le truppe di Miles però, con una marcia forzata di 12 giorni riuscirono a bloccarli, e il generale Howard che li inseguiva a due giorni di distanza completò l'accerchiamento.  Dopo sei giorni, per evitare ulteriori sofferenze al suo popolo stremato dal freddo e dalla fame, Capo Giuseppe si presentò all'accampamento dei soldati, consegnò il suo fucile, e si arrese pronunciando queste parole :

Carta dei territori Lakota con il percorso finale della fuga di Capo Giuseppe
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"Sono stanco di combattere. I nostri capi sono stati uccisi. Specchio è morto. Tuhulhutsut è morto. I vecchi sono tutti morti. Sono i giovani ora che dicono sì o no. Colui che li guidava (suo fratello Alokut) è morto . Fa freddo e non abbiamo coperte. I bambini piccoli muoiono di freddo. Della mia gente, alcuni sono fuggiti sulle colline e non hanno nè coperte nè cibo; nessuno sa dove siano. Forse stanno morendo dal freddo. Voglio aver tempo di cercare i miei figli e vedere quanti riesco a trovarne. Forse li scoprirò fra i morti. 
Ascoltatemi capi! Sono stanco, il mio cuore è triste e malato. 
Da dove si trova ora il sole, io non combatterò mai più."

Partiti in 800 dall' Idaho, erano rimasti in 87 guerrieri, 184 donne, 147 bambini, che furono portati in un'arida riserva. Un piccolo gruppo di guerrieri guidati da Uccello Bianco, di notte, riuscì a passare attraverso le linee nemiche e ad arrivare in Canada , dove furono ospitati dai Lakota di Toro Seduto. 
Capo Giuseppe fu rinchiuso nella riserva.
La resa era avvenuta dietro l'accordo di poter tornare alle riserve d'origine, che i Nasi Forati avevano lasciato intraprendendo la lunga marcia, ma la promessa non fu rispettata: Giuseppe e i suoi furono invece arrestati ed esiliati nell'Oklahoma.
Capo Giuseppe morì di crepacuore nel 1904 nella riserva di Colville, nello stato di Washington.



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