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domenica 16 febbraio 2014

Discorso di Capo Seattle

Capo Nativo-Americano con copricapo
di penne d'Aquila
Il discorso tenuto nel 1854 da Capo Capriolo Zoppo (Sethl, Sealth o Seattle), leader dei Duwamish e dei Suquamish (tribù della Costa Nord-Ovest degli Stati Uniti, nelle vicinanze dell'attuale città di Seattle, stato di Washington, al confine col Canada), è assai famoso e può essere ritenuto una sorta di "summa" del pensiero dei Nativi Americani o, almeno, di una parte importante di tale pensiero: è stato diffuso in varie versioni e in alcune occasioni ne è anche stata messa in dubbio l'autenticità.
Venne pronunciato in occasione delle consultazioni per la firma di un trattato con il quale le due tribù accettavano di trasferirsi in una piccola riserva; fu quindi trascritto in inglese da un colono e pubblicato qualche anno dopo su un giornale locale.
Al di là di possibili "adulterazioni letterarie" viene comunque ritenuto veritiero e si ritrova in moltissime pubblicazioni (chi volesse approfondire la questione della "addomesticazione" del discorso può consultare il testo di W. R. Arrowsmith e M. Korth "La Terra è nostra Madre", stampato da Newton & Compton nel 1998).
Il documento che riporta il discorso, qui integralmente riprodotto, è senz’altro una delle più elevate espressioni di sintonia delle persone col creato ed esprime la ricchezza universale dei "popoli nativi", dei veri "indigeni" di ogni luogo della Terra.

Il suo Discorso:
"Il grande Capo che sta a Washington (il presidente degli Stati Uniti, Franklin Pirce) ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra. Il grande Capo ci manda anche espressioni di amicizia e di buona volontà. Ciò è gentile da parte sua, poiché sappiamo che egli ha bisogno della nostra amicizia in contraccambio. Ma noi consideriamo questa offerta, perché sappiamo che se non venderemo, l’uomo bianco potrebbe venire con i fucili a prendere la nostra terra. Quello che dice il Capo Seattle, il grande Capo di Washington può considerarlo sicuro, come i nostri fratelli bianchi possono considerare sicuro il ritorno delle stagioni.
Le mie parole sono come le stelle e non tramontano. Ma come potete comprare o vendere il cielo, il colore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proprietari della freschezza dell’aria o dello scintillio dell’acqua: come potete comprarli da noi?  
Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi oscuri, ogni insetto ronzante è sacro nella memoria e nella esperienza del mio popolo. La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell’uomo rosso. I morti dell’uomo bianco dimenticano il paese della loro nascita quando vanno a camminare tra le stelle. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo e l’aquila sono nostri fratelli. Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo dei cavalli e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia.
Perciò, quando il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Egli ci manda a dire che ci riserverà un posto dove potremo vivere comodamente per conto nostro. Egli sarà nostro padre e noi saremo i suoi figli. Quindi noi considereremo la Vostra offerta di acquisto. Ma non sarà facile perché questa terra per noi è sacra. L’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è soltanto acqua ma è il sangue dei nostri antenati. Se noi vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni tremolante riflesso nell'acqua limpida del lago parla di eventi e di ricordi, nella vita del mio popolo.  
Il mormorio dell’acqua è la voce del padre, di mio padre. I fiumi sono i nostri fratelli ed essi saziano la nostra sete. I fiumi portano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono i nostri fratelli ed anche i vostri e dovete perciò usare con i fiumi la gentilezza che usereste con un fratello.
L’uomo rosso si è sempre ritirato davanti all'avanzata dell’uomo bianco, come la rugiada sulle montagne si ritira davanti al sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. 
Le loro tombe sono terreno sacro e così queste colline e questi alberi. Questa porzione di terra, è consacrata per noi. Noi sappiamo che l’uomo bianco non capisce i nostri pensieri. Una porzione di terra è la stessa per lui, come un’altra, perché egli è uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra qualunque cosa gli serve. La terra non è sua madre, ma sua nemica, e quando l'ha conquistata, egli si sposta, lascia le tombe dei suoi padri dietro di lui e non se ne cura. Le tombe dei suoi padri e i diritti dei suoi figli vengono dimenticati. Egli tratta sua madre, la terra e suo fratello, il cielo, come cose che possono essere comprate, sfruttate e vendute, come fossero pecore o perline colorate.  
Il suo appetito divorerà la terra e lascerà dietro solo un deserto.
Non so, i nostri pensieri sono differenti dai vostri pensieri. La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell’uomo rosso. Ma forse ciò avviene perché l’uomo rosso è un selvaggio e non capisce.
Non c’è alcun posto quieto nelle città dell’uomo bianco. Alcun posto in cui sentire lo stormire di foglie in primavera o il ronzio delle ali degli insetti. Ma forse io sono un selvaggio e non capisco. Il rumore della città ci sembra soltanto che ferisca gli orecchi. E che cosa è mai la vita, se un uomo non può ascoltare il grido solitario del succiacapre o discorsi delle rane attorno ad uno stagno di notte?  
Ma io sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il dolce rumore del vento che soffia sulla superficie del lago o l’odore del vento stesso, pulito dalla pioggia o profumato dagli aghi di pino.
L’aria è preziosa per l’uomo rosso, poiché tutte le cose partecipano dello stesso respiro.  
L’uomo bianco sembra non accorgersi dell’aria che respira e come un uomo da molti giorni in agonia, egli è insensibile alla puzza.
Ma se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovete ricordare che l’aria è preziosa per noi e che l’aria ha lo stesso spirito della vita che essa sostiene. Il vento, che ha dato ai nostri padri il primo respiro, riceve anche il loro ultimo respiro. E il vento deve dare anche ai vostri figli lo spirito della vita. E se vi vendiamo la nostra terra, voi dovete tenerla da parte e come sacra, come un posto dove anche l’uomo bianco possa andare a gustare il vento addolcito dai fiori dei prati.  
Perciò noi consideriamo l’offerta di comprare la nostra terra, ma se decideremo di accettarla, io porrò una condizione. L’uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come fratelli. Io sono un selvaggio e non capisco altri pensieri. Ho visto migliaia di bisonti che marcivano sulla prateria, lasciati lì dall'uomo bianco che gli aveva sparato dal treno che passava. Io sono un selvaggio e non posso capire come un cavallo di ferro sbuffante possa essere più importante del bisonte, che noi uccidiamo solo per sopravvivere.  
Che cosa è l’uomo senza gli animali? Se non ce ne fossero più gli indiani morirebbero di solitudine. Perché qualunque cosa capiti agli animali, presto capiterà all'uomo. Tutte le cose sono collegate.
Voi dovete insegnare ai vostri figli che il terreno sotto i loro piedi è la cenere dei nostri antenati. Affinché rispettino la terra, dite ai vostri figli che la terra è ricca delle vite del nostro popolo. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri, che la terra è nostra madre. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi.  
Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all'uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso. Ma noi consideriamo la vostra offerta di andare nella riserva che avete stabilita per il mio popolo. Noi vivremo per conto nostro e in pace. Importa poco dove spenderemo il resto dei nostri giorni.

Quelli che ci hanno preceduto ritornano sempre, come maree dello spirito, per continuare la vita senza il peso del corpo, perché i più forti impulsi di un popolo seguitino ad esistere anche dopo la fine dei singoli e si concentrino sulla terra e la colmino di vita.
Anche quando l’ultimo indiano sarà scomparso e il ricordo della mia gente sarà diventato una leggenda per i bianchi, questa terra ospiterà ancora le forme invisibili dei nostri corpi.

Il mio popolo crede che ogni minima particella di terreno sia sacra. Ogni colle, ogni vallata, ogni pianura e ogni boschetto sono stati benedetti in ricordo di un evento felice o infelice del passato. Persino le rocce, che sembrano essere mute e morte e che giacciono sotto il sole cocente lungo il fiume silenzioso, sono colme dei ricordi di eventi significativi accaduti al mio popolo. E questa polvere che i vostri piedi calpestano è più in armonia con le impronte dei nostri antenati che con le vostre, tanto essa è ricca del loro sangue. I nostri piedi nudi avvertono profondamente questa comunione d'anime. I nostri guerrieri morti, le nostre madri affettuose, le nostre dolci fanciulle e i nostri teneri bimbi, che vissero qui e che gioirono della loro vita per un breve periodo, amano la malinconica solitudine di questo luogo, e al tramonto salutano le ombre dello spirito di coloro che qui ritornano. E quando l'ultimo uomo rosso sarà scomparso da questo luogo della Terra e il ricordo della mia tribù sarà ridotto a leggenda, queste coste saranno popolate dai defunti della mia tribù: e quando i figli dei vostri figli crederanno di essere soli sulle rocce, nelle case, nei negozi, nelle strade o nei boschi silenziosi dove non ci sono sentieri, essi invece non saranno soli. Su tutta la terra non troverete nessun luogo dove potrete essere soli. Di notte, quando le strade delle vostre città saranno ormai in silenzio e voi le crederete deserte, là si affolleranno le schiere di coloro che un tempo vissero qui e che amano ancora questa terra meravigliosa. L'uomo bianco non sarà mai solo. Che egli possa procedere in modo gentile e giusto con il mio popolo, perché i morti non sono privi di autorità. Ho detto "i morti"? Non c'è morte, solo un passaggio in un altro mondo.

I nostri figli hanno visto i loro padri umiliati nella sconfitta. I nostri guerrieri hanno provato la vergogna. E dopo la sconfitta, essi passano i giorni nell'ozio e contaminano i loro corpi con cibi dolci e  bevande forti. Poco importa dove noi passeremo il resto dei nostri giorni: essi non saranno molti. Ancora poche ore, ancora pochi inverni, e nessuno dei figli delle grandi tribù, che una volta vivevano sulla terra e che percorrevano in piccole bande i boschi, rimarrà per piangere le tombe di un popolo, una volta potente e pieno di speranze come il vostro. Ma perché dovrei piangere la scomparsa del mio popolo? Le tribù sono fatte di uomini, niente di più. Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare. Anche l’uomo bianco, il cui Dio cammina e parla con lui da amico a amico, non può sfuggire al destino comune.
Può darsi che siamo fratelli, dopo tutto. Vedremo.  
Noi sappiamo una cosa che l’uomo bianco forse un giorno scoprirà: il nostro Dio è lo stesso Dio. Può darsi che voi ora pensiate di possederlo, come desiderate possedere la nostra terra. Ma voi non potete possederlo. Egli è il Dio dell’uomo e la sua compassione è uguale per l’uomo rosso come per l’uomo bianco. Questa terra è preziosa anche per lui. E far male alla terra è disprezzare il suo Creatore. Anche gli uomini bianchi passeranno, forse prima di altre tribù. Continuate a contaminare il vostro letto e una notte soffocherete nei vostri stessi rifiuti.

Ma nel vostro sparire brillerete vividamente, bruciati dalla forza del Dio che vi portò su questa terra e per qualche scopo speciale vi diede il dominio su questa terra dell’uomo rosso. Questo destino è un mistero per noi, poiché non capiamo perché i bisonti saranno massacrati, i cavalli selvatici tutti domati, gli angoli segreti della foresta pieni dell'odore di molti uomini, la vista delle colline rovinate dai fili del telegrafo. Dov'è la boscaglia? Sparita. Dov'è l’aquila? Sparita. E che cos'è dire addio al cavallo e alla caccia? La fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.  
Noi potremmo capire se conoscessimo che cos'è che l’uomo bianco sogna, quali speranze egli descriva ai suoi figli nelle lunghe notti invernali, quali visioni egli accenda nelle loro menti, affinché essi desiderino il futuro. Ma noi siamo dei selvaggi. I sogni dell’uomo bianco ci sono nascosti. E poiché ci sono nascosti noi seguiremo i nostri pensieri.  
Perciò noi considereremo l’offerta di acquistare la nostra terra. Se accetteremo sarà per assicurarci la riserva che avete promesso. Lì forse potremo vivere gli ultimi nostri giorni come desideriamo. Quando l’ultimo uomo rosso sarà scomparso dalla terra ed il suo ricordo sarà l’ombra di una nuvola che si muove sulla prateria, queste spiagge e queste foreste conserveranno ancora gli spiriti del mio popolo.  
Poiché essi amano questa terra come il neonato ama il battito del cuore di sua madre. Così, se noi vi vendiamo la nostra terra, amatela come l’abbiamo amata noi. Conservate in voi la memoria della terra com'essa era quando l’avete presa e con tutta la vostra forza, con tutta la vostra capacità e con tutto il vostro cuore conservatela per i vostri figli ed amatela come Dio ci ama tutti.  
Noi sappiamo una cosa, che il nostro Dio è lo stesso Dio dei bianchi. Questa terra è preziosa per Lui. Anche l’uomo bianco non fuggirà al destino comune. Può darsi che siamo fratelli, dopo tutto. Vedremo!"

1854 - Capriolo Zoppo, detto anche " Capo Seattle", leader dei Duwamish e Suquamish.

La "Principessa" Angeline,
figlia di Capo Seattle,
 che si vedeva spesso,
 agli inizi del 1900,
nelle vie di Seattle.



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Cavallo Pazzo

Immagine di Cavallo Pazzo
"Tašunka Witko" ("Il suo Cavallo è Pazzo" in lingua Lakota),
"Crazy Horse" in Inglese
"Cavallo Pazzo" in Italiano
( fiume Belle Fourche, Bear Butte, South Dakota 1840 - Fort Robinson, 5 set 1877)
Sioux Teton   Lakota Ogllala 

Cavallo Pazzo era un Nativo Americano della tribù degli Ogllala Lakota (Sioux Teton). Figlio dello sciamano-guaritore Ogllala "Cavallo Pazzo", che quando gli passò il nome prese quello di "Worm" (bruco), e di una Brulè, che si pensa fosse la sorella del Capo Spotted Tail. Alce Nero, più giovane di lui, era suo cugino di secondo grado.
In lingua Lakota, Crazy Horse, è Tašunka Witko, dove il ta- iniziale di Tašunka rappresenta il pronome possessivo “suo” e di conseguenza la traduzione del nome è: “Il suo Cavallo è Pazzo”.
Negli anni giovanili era conosciuto come Curly, riccetto o ricciuto, a causa dei capelli particolarmente ricci e di colore castano chiaro (cosa rarissima tra i Nativi Americani). Personaggio leggendario cui sono attribuite imprese memorabili, come quella che lo voleva invulnerabile ai proiettili e narrava che il suo spirito aleggiasse ancora tra le tribù dei Nativi.
Nella cultura dei Nativi Americani non è raro trovare prove di certi "poteri":
"Il Cheyenne galoppò in cerchio attorno ai soldati, a distanza ravvicinata, e quelli a sparargli contro. Poi tornò ai piedi del pendio dove c'eravamo riuniti. Diceva: "Ah! Ah!".
Qualcuno chiese: "Amico, cosa c'è?". Allora lui slacciò la cintura maculata e, quando la scosse, ne piovvero delle pallottole. Era difeso da un potente incantesimo, e i soldati non potevano fargli alcun male."
(La battaglia del Little Big Horn nel racconto di Falco di Ferro, da Alce Nero parla, di John Neihardt)

Le Black Hills (Nativi Americani, Indiani d'America)
Adolescenza - Nato nelle Black Hills (Paha Sapa in lingua Lakota), nel 1840, Cavallo Pazzo, da bambino si salvò dalla distruzione del proprio villaggio ad opera dei soldati federali. Probabilmente a causa di questo trauma, da adulto, giunto alla guida dei Lakota Ogllala, fu molto attivo nella resistenza allo sterminio dei Nativi d'America da parte dei soldati federali statunitensi.
Per quanto esistano fotografie che si dice lo inquadrino, non si fece mai fotografare dai "bianchi". Inoltre l'immagine che qui è proposta è la più fedele alle descrizioni che si tramandano di lui: per la visione che aveva avuto infatti, non indossava mai abiti, accessori o pitture più che semplici. Il seguente brano è tratto dal libro Cavallo Pazzo di Larry McMurtry:
"Cavallo Pazzo, che al tempo viveva con la tribù di sua madre, i Brulé, partì da solo in cerca d'ispirazione, non curandosi dei rituali di purificazione che normalmente precedevano la ricerca di una visione. Sentì il bisogno di partire; quindi prese il suo cavallo e si lanciò attraverso le praterie di quello che è attualmente il Nebraska occidentale. Secondo le normali procedure, egli avrebbe dovuto digiunare, purificarsi in una «tenda del sudore», e probabilmente ascoltare le parole di un saggio: suo padre, per esempio. Ma Cavallo Pazzo rifiutava i metodi ortodossi, e così avrebbe fatto per tutta la vita. Quando sentiva di voler fare una cosa, reagiva affidandosi unicamente al suo istinto. Forse proprio perché aveva voluto agire di testa sua, senza prepararsi, Cavallo Pazzo in quell'occasione ebbe solo quella che ai suoi occhi sembrò una visione alquanto modesta. Una tale ricerca serviva solitamente a mettere in contatto un giovane con i sacri spiriti dell'eternità. Il che significava, di fatto, che la visione avrebbe dovuto aiutarlo a trovare la propria identità e quindi svelargli quale fosse la sua strada nella vita. La visione, se compresa correttamente, aveva il compito di mostrargli la direzione da seguire, quel che avrebbe dovuto fare e come si sarebbe dovuto comportare.
 Black Hills, Badlands, fiume Cheyenne ecc.:
territorio Lakota
Clicca sull'immagine per ingrandirla
La visione che ebbe Cavallo Pazzo (al tempo ancora chiamato Curly), dopo essere rimasto per due giorni completamente solo e digiuno, è stata riferita da diverse narrazioni. Sembra che egli avesse sognato un cavaliere che si librava in aria sopra le praterie. Il cavaliere era vestito in maniera molto semplice, non aveva il viso dipinto ed era, al contrario, estremamente umile. Il suo cavallo, che volteggiava nell'aria, sembrava in qualche modo magico. Il cavaliere disse a Cavallo Pazzo che non avrebbe dovuto agghindarsi, né indossare abiti da guerra. Gli era concessa solamente una piuma. Gli fu detto, poi, di gettare una manciata di sabbia sul suo cavallo prima di lanciarsi nella lotta, e di portare una piccola pietra dietro l'orecchio. Pare che la visione quindi gli avesse mostrato una battaglia, una battaglia durante la quale le braccia del cavaliere venivano a un certo punto bloccate proprio da qualcuno della sua gente. Tuttavia, né un proiettile né una freccia lo colpirono. Il cavaliere raccomandò a Cavallo Pazzo di non tenere mai nulla per se stesso. Passato poco tempo dalla fine del sogno, suo padre, dopo averlo cercato insieme al suo amico Hump, lo trovò. Entrambi erano stati in pena per lui, perché si sapeva che nella zona si trovavano alcuni indiani Crow e Pawnee. Suo padre, che oltretutto era uno sciamano, era indignato poiché il figlio si era lanciato da solo in cerca di una visione senza una preparazione adeguata, esponendosi così a dei pericoli. Gli fece capire, quindi, che aveva violato gravemente la tradizione. Probabilmente, allora, Cavallo Pazzo non fece parola di quel che aveva veduto, almeno fino a quando non si fu placata la reazione del padre. Ma alla fine Worm venne a conoscenza dei particolari del sogno, e lo interpretò. I sogni, le loro narrazioni e interpretazioni erano un aspetto importante nella vita dei Lakota. Gli indiani cercavano un modo per interpretare i loro sogni con la stessa ansia dei pazienti di Freud, sebbene, chiaramente, con metodi e risultati diversi. Secondo la maggior parte delle fonti, Cavallo Pazzo non rivelò il suo sogno al padre se non dopo due anni. In quell'occasione i due partirono insieme a cavallo, digiunarono, costruirono una «tenda del sudore» e compirono i preparativi in modo adeguato. Worm, allora, ascoltò e confermò le istruzioni del cavaliere: Cavallo Pazzo si sarebbe dovuto vestire con semplicità, avrebbe dovuto indossare una piccola pietra come orecchino e, soprattutto, non avrebbe dovuto mai tenere nulla per se stesso. Al contrario, doveva essere un uomo generoso, e fare di tutto per aiutare i membri più poveri e deboli della tribù.
Cavallo Pazzo perseguì questo dovere verso i poveri con grande serietà per tutta la vita. Quando, nel 1877, decise di entrare a Fort Robinson, fu forse solo perché si sentiva incapace di sfamare gli uomini stremati che erano al suo seguito. Il secondo elemento della visione, entrato nella leggenda, significa che Cavallo Pazzo avrebbe potuto essere ferito solo se qualcuno della sua gente avesse trattenuto le sue braccia. In un'occasione cruciale (forse due), un membro della sua tribù effettivamente trattenne le sue braccia; in un altro caso Cavallo Pazzo si dimenticò del sogno e tenne qualcosa per sé (gli scalpi di due Arapaho): subito dopo venne ferito a una gamba. Se il resoconto del sogno, giunto fino a noi è veritiero, pare che Cavallo Pazzo ne abbia seguito le indicazioni meglio che poté, sebbene, in quanto essere umano, commise degli errori in qualche occasione. Tuttavia, egli si vestiva sempre con semplicità; gettava ogni volta una manciata di polvere su di sé e sul proprio cavallo prima di combattere; portava sempre una sola piuma e una piccola pietra dietro l'orecchio. Le poche volte che si pitturò il viso, si limitò a disegnare una linea a zigzag come simbolo del fulmine, e forse alcune macchie bianche a simboleggiare la grandine o la neve. Molti di quelli che lo videro in battaglia riferirono che vestiva in maniera estremamente sobria. Quando, nel 1877, Cavallo Pazzo giunse a Fort Robinson con il suo gruppo (un soldato disse che non pareva una resa, ma una marcia trionfale), He Dog e gli altri erano agghindati con grande sfarzo, mentre lui vestiva semplicemente, come al solito. Attraverso tutte le difficoltà che dovette affrontare, Cavallo Pazzo si mantenne sempre fedele alle condizioni dettate dalla sua visione, sebbene, al tempo in cui l'ebbe, gli fosse parsa insignificante." 

Monumento a Cavallo Pazzo, nelle Black Hills
Black Buffalo Woman (Donna Bisonte Nero), la Camicia e la figlia - da “Cavallo Pazzo” di Larry McMurtry:
Mentre i bianchi erano occupati a combattere gli uni contro gli altri sul versante orientale, Cavallo Pazzo continuava la sua vita di sempre, infastidendo i suoi nemici, rubando cavalli, cacciando e dividendo le prede con i poveri e gli indifesi. E, a quanto pare, struggendosi per una donna che non poteva avere.
Si trattava della stessa donna che aveva probabilmente visto al gran consiglio del 1857, Black Buffalo Woman (Donna Bisonte Nero): una bella ragazza sulla quale, oltre a Cavallo Pazzo, avevano sicuramente messo gli occhi anche altri indiani. Tuttavia, per un certo periodo, egli credette di avere almeno qualche speranza di conquistare il suo amore. Un giorno Cavallo Pazzo partì per una scorreria insieme ad altri guerrieri, fra i quali vi era No Water (Senz'Acqua), che colpito da un terribile mal di denti fu costretto a tornare all'accampamento. Al suo ritorno, Cavallo Pazzo scoprì con estremo dolore che in sua assenza Black Buffalo Woman aveva sposato No Water. A celebrare il rito era stato probabilmente Nuvola Rossa, zio della ragazza.
Cavallo Pazzo, come avrebbe fatto ogni giovane innamorato, accolse con malanimo questa notizia. A quell'epoca aveva ventuno, forse ventidue anni, ed era vissuto quasi sempre insieme ai Bad Faces (la gente di Nuvola Rossa e della ragazza). Lasciò l'accampamento immediatamente e scomparve per un po' di tempo.
Black Buffalo Woman aveva fatto la sua scelta, e questo avrebbe dovuto chiudere la questione, ma non fu così. Cavallo Pazzo era un giovane decisamente ostinato e Black Buffalo Woman l'unica ragazza verso la quale nutrisse sentimenti così profondi. Ella mostrò di essere una brava moglie e una buona madre, ma l'amore di Cavallo Pazzo non cessò. Così, mentre gli altri giovani guerrieri indiani prendevano moglie, Cavallo Pazzo si rifiutava di compiere quel passo. Egli continuava a frequentare il più possibile la tenda di No Water che, pur essendo un marito geloso, imparò a tollerare la situazione e le piccole attenzioni che Cavallo Pazzo mostrava nei confronti di sua moglie. Per alcuni anni, durante i quali Black Buffalo Woman dette a No Water tre figli, fu mantenuto un dignitoso decoro.
Verso il 1865, proprio mentre la lunga Guerra di Secessione stava volgendo al termine, i Sioux ripristinarono la vecchia usanza della camicia. Il gruppo degli anziani Oglala, chiamati a volte Grossi Ventri, si riuniva, sceglieva quattro giovani coraggiosi e di buon carattere, e conferiva loro il grande onore di potere indossare la camicia. Il loro dovere, da quel momento in avanti, era quello di rinunciare ai propri interessi personali e provvedere in ogni occasione a quelli della tribù. Erano doveri d'ordine pratico e morale. Quei giovani diventavano per l'intera tribù una sorta di modello da imitare e indicavano norme di comportamento esemplari per gli altri indiani sioux. Gli stessi Grossi Ventri non possedevano una tale autorità: essi si limitavano a dare dei consigli, a pianificare le battute di caccia, a decidere quando l'accampamento si sarebbe dovuto spostare, e così via.
Cavallo Pazzo, come si è notato, non apparteneva ad alcuna delle più importanti famiglie sioux. Suo padre era un uomo povero, un santone, un interprete di sogni.
Young Man Afraid proveniva da una delle famiglie più potenti. Suo padre era, in un certo senso, il diplomatico più autorevole della tribù. Quando la cerimonia della camicia fu ripristinata, Young Man Afraid fu scelto per primo, seguito da American Horse (Cavallo Americano), Sword (Spada) e Cavallo Pazzo. Per quest'ultimo il fatto di essere stato eletto fu un grande onore e, al tempo stesso, una grande responsabilità. Cavallo Pazzo era stato scelto sia per il suo coraggio, sia per la sua generosità e il suo interessamento per i più deboli. Quel che gli fu chiesto, ossia di serbare poco o nulla per sé, non costituiva un problema poiché, da quando aveva avuto la sua visione, si era sempre comportato in quel modo. L'unico impedimento era che Cavallo Pazzo non aveva una moglie. Cavallo Pazzo non aveva preso parte al consiglio di pace di Fort Laramie nel 1868. Come al solito, aveva evitato contatti con i bianchi e aveva continuato a cacciare e a compiere scorrerie. Ora che i bianchi se n'erano andati, poteva nuovamente occuparsi delle tradizionali lotte fra tribù. Fra la sua gente, era un guerriero molto rispettato e ammirato per la sua abitudine di spartire il bottino di guerra con i vecchi e i deboli. Ma non era un capo, né guidò mai altri che non fossero i suoi compagni più vicini. Fra questi vi era il suo vecchio amico Hump, ucciso in un'azione contro gli Shoshoni, impresa che Cavallo Pazzo aveva cercato fino all'ultimo di evitare, sia perché il terreno era bagnato e insidioso, sia perché gli Shoshoni erano notoriamente abili a cavallo. Black Elk (Alce Nero) sosteneva che Cavallo Pazzo non fosse un esperto cavaliere: nessun cavallo, con lui, riusciva a resistere a lungo. Una delle ipotesi formulate era che il piccolo orecchino di pietra che lo stregone di nome Chips aveva dato a Cavallo Pazzo fosse tanto carico di poteri magici da indebolire i cavalli.
Progetto del monumento: sullo sfondo,
il lavoro fatto fin'ora.
Circa tre anni dopo l'arrivo di Nuvola Rossa a Fort Laramie, Cavallo Pazzo, al tempo ancora senza moglie, attraversò un periodo di crisi. Sebbene indossasse la camicia, e per questo dovesse fornire un esempio di stabile vita familiare, la sua passione per Black Buffalo Woman non l'aveva abbandonato. Ignorando gli interessi della tribù, continuava a recarsi nella tenda di No Water e a riempire Black Buffalo Woman di mille inopportune attenzioni, anche dopo la nascita del suo terzo figlio. No Water non gradiva la situazione, ma, come fanno molti mariti, si sforzava di sopportarla.
Black Buffalo Woman, secondo un'usanza sioux, non era tenuta a legarsi per tutta la vita a un solo uomo. Le donne potevano divorziare da un marito che non fosse più di loro gradimento. L'unica cosa richiesta era deporre fuori dalla tenda i beni personali dell'uomo, e il divorzio era effettivo. Ma Black Buffalo Woman non giunse mai a compiere un simile, drammatico passo. Scelse di non divorziare da No Water e, al tempo stesso, di non allontanare Cavallo Pazzo, che avrebbe potuto, sempre secondo le usanze sioux, fare una proposta di scambio al marito. Avrebbe potuto offrire a No Water qualcosa come il suo cavallo migliore, o diversi cavalli. Con tutta probabilità l'uomo avrebbe rifiutato, dato che, per quel che si sa, amava la moglie e non aveva la minima intenzione di lasciarla. Se Cavallo Pazzo avesse almeno fatto un'offerta del genere, avrebbe rispettato le norme di cortesia che un giovane che indossava la camicia era tenuto a osservare.
Cavallo Pazzo era indifferente a questo genere di formalità, così come lo era a ogni altra. Ciò faceva parte del suo carattere. Si limitò ad aspettare che No Water si fosse allontanato per una battuta di caccia; quindi scappò con Black Buffalo Woman. La grande passione della sua vita non poteva essere soffocata più a lungo. No Water non era il tipo d'uomo in grado di accettare una cosa simile restandosene seduto. Tornato dalla caccia, prese immediatamente in prestito una pistola da un guerriero di nome Bad Heart Bull (Toro Arrabbiato) e si lanciò alla ricerca dei due. Si trattava, anche in questo caso, di una violazione delle norme sioux: Black Buffalo Woman era libera di scappare, se voleva. Ma No Water decise, in ogni modo, d'inseguirla. I fuggitivi vissero, nella migliore delle ipotesi, un idillio alquanto breve. Non riuscirono ad andare lontano: No Water li raggiunse, entrò nella tenda dove stavano nascosti e sparò a Cavallo Pazzo, ferendolo appena sotto la narice sinistra. Sconvolta, Black Buffalo Woman sgattaiolò fuori dalla tenda e si lanciò in una fuga precipitosa. Esistono diverse versioni di questo tragico incidente. Alcuni sostengono che Cavallo Pazzo avrebbe potuto fermare No Water se Piccolo Grande Uomo non gli avesse bloccato il braccio proprio nel momento in cui si stava alzando per affrontarlo. No Water avrebbe detto: «Eccomi, amico!», o qualcosa di simile; quindi avrebbe sparato. Se è vero che Piccolo Grande Uomo trattenne il braccio di Cavallo Pazzo, questo potrebbe essere un presagio di ciò che sarebbe successo nello scontro cruciale di Fort Robinson, sei anni dopo. Corrisponderebbe anche al sogno di Cavallo Pazzo che profetizzava il suo ferimento, se qualcuno dei suoi l'avesse trattenuto per impedirgli di combattere.
Questa è, probabilmente, una versione romanzata dei fatti; in realtà ne esistono altre, in nessuna delle quali viene menzionato Piccolo Grande Uomo. He Dog, che rimase profondamente turbato da quel grave episodio, non ne fece mai parola. E, considerando che fu proprio He Dog a preoccuparsi di rappacificare i due contendenti, sembrerebbe alquanto strano che egli abbia scelto di non menzionare Piccolo Grande Uomo, ammesso che quest'ultimo avesse avuto davvero una parte tanto importante nell'accaduto. He Dog si limitò ad affermare che i due amanti si trovavano nella tenda di Little Shield (Piccolo Scudo) quando No Water li sorprese. Comunque fossero andate le cose, si alzò un gran polverone. No Water era il fratello dei due importanti gemelli sioux Black Twin (Gemello Nero) e White Twin (Gemello Bianco), dei Bad Faces, che vivevano nel villaggio di Nuvola Rossa. In seguito all'accaduto No Water si recò da Black Twin, che costruì una tenda del sudore, purificò il fratello da quel che temeva fosse un assassinio e si preparò a combattere contro la gente di Cavallo Pazzo, se fosse stato necessario.
Fortunatamente per tutti, Cavallo Pazzo non era morto. Il proiettile gli aveva rotto la mandibola, ma dopo un paio di giorni fu chiaro che sarebbe sopravvissuto. Certo, la tensione era alta da entrambe le parti. I mediatori agirono con molta prudenza per evitare quello che avrebbe potuto trasformarsi in uno scontro feroce. Black Buffalo Woman, come altre mogli che avevano commesso adulterio, scappò, ma alla fine fu convinta a ritornare dal marito. Cavallo Pazzo pose come condizione che non fosse punita, e il suo desiderio venne rispettato. No Water donò a Cavallo Pazzo il suo miglior cavallo e gli fece un'offerta di pace, ma la questione fra i due non fu mai realmente risolta. No Water e Black Buffalo Woman andarono a vivere con il gruppo di Nuvola Rossa. Si dice che più tardi Cavallo Pazzo avesse incontrato di nuovo No Water durante una battuta di caccia e che l'avesse inseguito per un bel tratto del fiume Yel-lowstone, prima di permettergli di scappare. Una sessantina d'anni dopo, He Dog avrebbe ricordato ancora con rammarico questo triste incidente, che aveva danneggiato in maniera così grave l'armonia della tribù. No Water accusò lo sciamano Chips di avere somministrato a Black Buffalo Wo-man una pozione in grado di farle perdere la ragione; ma gli anziani del gruppo erano fermamente convinti che la responsabilità fosse tutta di Cavallo Pazzo. Questi si era preso la moglie di un altro uomo, ignorando completamente la tradizione e il decoro, minacciando gravemente l'unità dell'intera tribù. Molta diplomazia fu usata per evitare una guerra tra i due gruppi. No Water, in particolare, non avrebbe mai dimenticato l'oltraggio subito. In seguito si unì infatti a quanti si sarebbero recati all'agenzia di Spotted Tail per arrestare Cavallo Pazzo.
Dopo questo episodio, Cavallo Pazzo non potè più indossare la camicia. Aveva trasgredito al primo dovere richiesto, ossia anteporre l'interesse della tribù al proprio. Quando, diversi anni dopo, Eleanor Hinman chiese a He Dog chi fosse stato scelto al posto di Cavallo Pazzo, la risposta fu: nessuno. Quello spiacevole incidente aveva causato un tale disappunto fra i membri della tribù che l'intera usanza cadde, da allora in poi, in disuso. Black Buffalo Woman diede alla luce un quarto figlio, una bimba dalla pelle visibilmente chiara, forse frutto dell'unione con Cavallo Pazzo, la quale morì nel 1940.
Non molto tempo dopo questi fatti la tribù giudicò conveniente che Cavallo Pazzo si trovasse una moglie. La scelta cadde su una donna di nome Black Shawl, che Cavallo Pazzo accettò e, a quanto sembra, imparò ad amare. Come Yeats, che in seguito al suo fallimento con Maud Gonne riuscì a essere felice con la dolce moglie George, pare che Cavallo Pazzo abbia raggiunto un tranquillo equilibrio domestico insieme a Black Shawl, sebbene lei, sfortunatamente, si ammalò di tubercolosi. Uno dei motivi per cui Cavallo Pazzo divenne tanto amico del dottor Valentine McGillycuddy fu l'attenzione con la quale questi si preoccupò di curare Black Shawl. Più tardi, Cavallo Pazzo si sposò una seconda volta, con una ragazza mezzo cheyenne e mezzo francese di nome Nellie Larrabee (a volte scritto Laverie); una sua foto compare nel volume di Ian Frazier “I grandi piani”. È molto probabile che Cavallo Pazzo non sia mai riuscito a dimenticare Black Buffalo Woman, della cui successiva esistenza non sappiamo nulla.
La grande passione di Cavallo Pazzo era finita drammaticamente e aveva causato un grave scompiglio fra la sua gente. Non passò molto tempo che egli dovette subire un'altra grave perdita, quella del fratello Little Hawk, rimasto ucciso durante una sconsiderata imboscata contro alcuni cercatori d'oro bene armati.
Intanto, nonostante i Sioux avessero il loro trattato, stava arrivando la ferrovia, e con essa i bianchi. Non ci fu nessun serio tentativo di controllare l'area che era, per legge, vietata ai bianchi. E comunque, chi avrebbe potuto sorvegliare uno spazio tanto vasto? Nel 1872 la ferrovia era avanzata tanto che Custer, Sheridan, Buffalo Bill Cody e altri importanti personaggi poterono portare il granduca Alessio di Russia a una caccia al bisonte, facendolo viaggiare in tutta tranquillità fino al Kansas, nella comodità del suo vagone ferroviario.
Al Nord la situazione era ancora calma. La Northern Pacific arrivava soltanto fino al North Dakota. Ci sarebbe voluto ancora un po' di tempo prima che minacciasse il santuario sioux.
Ma nessuna tranquillità, nessuna pace, poteva realmente durare a lungo; la partita finale stava per cominciare. Alla fine dell'estate del 1872 un contingente di alcune centinaia di soldati si avventurò lungo il fiume Yellowstone inoltrandosi nel Montana orientale, provocando il primo grande conflitto con i selvaggi, anche se fino ad allora tranquilli, Sioux del Nord, tra i quali la gente di Toro Seduto, gli Hunkpapa.
Nel frattempo, Cavallo Pazzo si era forse spostato a nord: può darsi che fosse insoddisfatto di una situazione sempre più inerte al Sud, dove sia Nuvola Rossa sia Spotted Tail erano fermamente (e irrevocabilmente) decisi a mantenere la pace. Entrambi avevano ottenuto proprie agenzie. Non facevano più guerra ai bianchi. Spotted Tail fu criticato in alcune occasioni per essere, per così dire, una sorta di indiano di Vichy, ma si trattava di critiche ingiuste. Spotted Tail non fu mai servile, né fu un delatore, nei suoi rapporti con i bianchi. Se avesse potuto scegliere, probabilmente sarebbe stato felice di evitare i bianchi; ma i Brulé, di cui era il capo, non potevano permettersi di fare altrettanto. Così Spotted Tail negoziò...

Badlands, territorio Lakota 
Le Battaglie - Nel 1874, una spedizione militare penetrò nelle Colline Nere, cioè nel cuore del territorio attribuito agli indiani dal trattato di Fort Laramie del 1868, con lo scopo apparente di condurre una ricerca geologica; in realtà, per scoprire eventuali giacimenti auriferi. La spedizione era guidata da George Armstrong Custer, un generale giovane e ambizioso, distintosi durante la Guerra Civile e per aver massacrato le donne e i bambini del villaggio cheyenne di Caldaia Nera sulle rive del fiume Washita, nel 1868.
Quello che accadde è narrato da Alce Nero, cugino di Cavallo Pazzo, nel libro Alce Nero parla di John Neihardt:
"Le prime avvisaglie di guai arrivarono l'estate successiva, quando avevo undici anni. La nostra tribù [gli Ogllala] era accampata sul torrente Split Toe, nelle Colline Nere; in seguito ci trasferimmo sullo Spring e poi sul Rapid. Un giorno, alcuni uomini prepararono una tenda sudatoria per un uomo di medicina chiamato Schegge, che voleva purificarsi. Un'ora dopo, Schegge uscì dalla tenda molto eccitato e disse che bisognava scappare via subito, perché in quel luogo sarebbe accaduto qualcosa di brutto. Era quasi il tramonto, ma ci mettemmo ugualmente in viaggio. Marciammo per più di due giorni, risalendo il fiume Good e poi il White. Infine qualcuno ci disse che le Colline Nere erano state invase dai soldati bianchi e che a guidarli c'era il generale Capelli Lunghi [Custerj. Egli non aveva alcun diritto di entrare in quella regione perché apparteneva a noi. Inoltre i bianchi avevano fatto un patto con Nube Rossa nel quale era scritto che quella terra sarebbe
rimasta nostra per sempre. Più tardi venimmo a sapere che i bianchi avevano trovato molto di quel metallo
giallo che li fa impazzire. La nostra gente sapeva che c'erano pezzetti di metallo giallo nelle Colline Nere,
ma non se ne curava perché non serviva a niente. Rimanemmo tutto l'inverno nel nostro campo, anche se la situazione diventava sempre più minacciosa. Già in autunno sapemmo che i bianchi erano arrivati dal Missouri a scavare nelle Colline Nere alla ricerca dell'oro. Trascorse l'estate e il nuovo inverno [1875-76] arrivò portando molto freddo. Ma durante l'autunno la caccia era andata bene ed eravamo ben provvisti di carne e di pelli. Quando stava per tornare la primavera, vennero al nostro campo alcuni messaggeri a dirci che dovevamo andare subito nella Città dei Soldati [il Forte]. Questo era assurdo, perché faceva ancora molto freddo e se ci fossimo messi in cammino molti di noi sarebbero morti. Inoltre eravamo sulla nostra terra e non volevamo ricevere ordini da nessuno. Più tardi, quando il sole sciolse la neve, la nostra piccola banda si diresse verso la Città dei Soldati; ma per la strada ricominciò a fare molto freddo. Cavallo Pazzo
Aggiungi didascalia
rimase sul Powder, e il mese dopo, il mese della Luna degli Abbacinati dalla Neve [marzo] nel suo campo accadde qualcosa di brutto. Non era ancora sorto il sole e la gente dormiva. Ad un tratto ci furono degli spari e molti cavalli attraversarono il campo al galoppo. Erano i soldati di Capelli Lunghi; urlavano,  sparavano, caricavano le tende con i cavalli. La gente uscì di corsa dalle tende e fuggì. I soldati uccisero tutte le donne e i bambini che cercavano scampo verso il pendio. Poi incendiarono alcune tende e con i cavalli calpestarono le altre. Quando i superstiti furono oltre la collina, Cavallo Pazzo disse qualcosa e i guerrieri intonarono il canto di morte e assalirono i soldati, che scapparono portandosi via tutti i nostri cavalli. Cavallo Pazzo li inseguì per tutto il giorno, ma riprese solo una parte dei cavalli."
Cavallo Pazzo guidò, assieme a Toro Seduto, i 1.200 guerrieri che nella battaglia di Little Big Horn, il 25 giugno 1876, sconfissero i 250 cavalleggeri dell'esercito USA, guidati dal Ten. Col. George A. Custer, riportando pochissime perdite. Il successo indiano fu però di breve durata: i federali si ripresero subito dal colpo e nello stesso anno registrarono importanti successi.
Dopo la battaglia sul Little Big Horn le tribù si dispersero come al solito, seguendo ciascuna un diverso destino. Toro Seduto con la sua gente trovò rifugio in Canada, sotto la protezione inglese. Cavallo Pazzo condusse ancora qualche disperata operazione di guerriglia, ma nel 1877 si arrese a Fort Robinson. Gli Cheyenne, guidati da Coltello Spuntato e da Due Lune, vennero assaliti dalla cavalleria del generale Miles e costretti a rientrare nella loro riserva. A cosa era servita la grande vittoria di Toro Seduto e di Cavallo Pazzo sulle rive del Little Big Horn? A niente in pratica, perché, appena due mesi dopo la battaglia, il governo americano toglieva le Colline Nere ai Nativi per consegnarle ai cercatori d'oro. Ma l'oro nelle Colline Nere non c'era: era stato il generale Custer a esagerare la notizia della scoperta al suo ritorno dalla spedizione geologica del 1874 per aumentare il flusso dei passeggeri sui treni di una compagnia ferroviaria di cui era azionista.

Memoriale per Cavallo Pazzo
del giugno 2008 
La fine - Il 6 maggio 1877 Cavallo Pazzo alla testa di 900 Ogllala stremati dalla fame e dalla fuga, si consegnò al tenente Philo Clark comandante di Fort Robinson. Morì poco prima della mezzanotte del 5 settembre 1877, ferito a morte con una baionetta, alla presumibile età di trentasette anni.
L'intera vita di Cavallo Pazzo acquistò presto contorni mitici. Sulla sua morte ci sono diverse versioni: alcune fonti indicano che sarebbe stato ucciso dalla baionetta di un soldato dopo essersi arreso con la sua tribù, altre fonti ancora narrano che Cavallo Pazzo, nel mese di settembre del 1877, avrebbe lasciato la riserva senza autorizzazione per accompagnare sua moglie malata dai genitori e il Generale George Crook, temendo che tentasse un ritorno alla battaglia, ne avrebbe ordinato l'arresto.
Cavallo Pazzo inizialmente non avrebbe opposto resistenza ma, resosi conto che lo stavano conducendo ad una prigione, avrebbe cominciato a lottare con le guardie: mentre veniva trattenuto da un uomo della polizia indiana che lo scortava, Piccolo Grande Uomo (suo vecchio amico), un soldato semplice di nome William Gentiles lo avrebbe colpito alla schiena con una baionetta, ferendolo a morte.

Il monumento in onore a Cavallo Pazzo in costruzione
Il "Crazy Horse Memorial" - A Cavallo Pazzo è dedicato il Crazy Horse Memorial, in costruzione in South Dakota.
Nel 1948, il capo Sioux, Standing Bear , concordò con un allora oscuro scultore polacco, Korczak Ziolkowsky, il progetto che avrebbe portato alla realizzazione di un “memorial” in onore di Cavallo Pazzo, uomo sacro per tutti i Sioux. I lavori per il memorial – una statua di dimensioni gigantesche - presero l’avvio di lì a poco con poche risorse e molto coraggio. Per i pellerossa erano anni davvero bui in cui, oltre ai pregiudizi del popolo americano, si aggiungevano le valanghe di luoghi comuni propinate da una cinematografia per nulla desiderosa di stabilire alcunché di veritiero.
Il progetto del monumento
a Crazy Horse
Eppure l’opera, procede. Tra mille lentezze e mancanza cronica di risorse economiche ma procede. La gigantesca statua equestre che ritrae Cavallo Pazzo sta sorgendo esattamente di fronte al famosissimo Mount Rushmore, nelle Black Hills (le terre sacre dei Sioux), di fronte, dunque, ai testoni dei primi quattro presidenti degli Stati Uniti.
Standing Bear disse che con la statua equestre intitolata al loro avo più famoso e illustre i bianchi si sarebbero dovuti ricordare che anche i popoli rossi hanno avuto i loro eroi.
"Crazy Horse Memorial", particolare del volto.
La scultura, quando sarà completa, misurerà ben 169 metri di altezza e 192 di lunghezza, misure da record assoluto.Oggi è stata realizzata la testa di Cavallo Pazzo che da sola è alta oltre 26 metri, praticamente quanto un palazzo di quasi 9 piani. Per vederla completa (la testa!) si sono avvicendate ben tre generazioni di scultori della famiglia Ziolkowsky e oggi i fortunati che hanno potuto vederla dal vivo dicono che è di una bellezza da lasciare senza fiato. La cronica carenza di fondi e di sostegni "importanti" ha imposto ai Sioux e ai Ziolkowsky di percorrere strade alternative quali quella dell'apertura permanente di "campi scuola" in cui studenti e volontari appassionati di tutto il mondo si alternano nelle varie fasi del lavoro di scavo e rifinitura ottenendo in cambio "solamente" vitto e alloggio e la possibilità di vivere un'esperienza assolutamente fuori dal comune. Gli operai si concentreranno d’ora in avanti sulla testa del cavallo e sul braccio sinistro di Cavallo Pazzo. Il braccio è teso in direzione delle terre delle Black Hills che tante guerre e patimenti sono costate alla sua gente che per loro ha combattuto con vigore per difenderle dagli invasori e per difendere il proprio antico stile di vita.

Il grido di guerra di Cavallo pazzo era: 
"Hoka Hey! È un buon giorno per morire!"
che suona come "Andiamo uomini! E' un buon giorno per morire!".


Frase di Cavallo Pazzo

Un suo Discorso - "La terra fu creata con l’aiuto del sole e tale dovrebbe restare…La terra fu fatta senza linee di demarcazione, e non spetta all’uomo dividerla… Vedo che i bianchi in tutto il paese accumulano ricchezze, e vedo il loro desiderio di darci terre senza valore… La terra ed io siamo dello stesso parere. Le dimensioni della terra e le dimensioni dei nostri corpi sono le stesse. Diteci, se potete dirlo, che siete mandati da una Potenza Creatrice a parlare con noi. Forse voi pensate che il Creatore vi ha mandati qui a disporre di noi come meglio vi pare. Se io pensassi che voi siete inviati dal Creatore, potrei essere indotto a pensare che avete il diritto di disporre di me. Non fraintendetemi, ma capitemi pienamente tenendo conto del mio amore per la terra. Io non ho mai detto che la terra è mia per farne ciò che mi pare. L’unico che ha diritto di disporne è chi l’ha creata. Io chiedo il diritto di vivere sulla mia terra e di accordare a voi il privilegio di vivere sulla vostra."
Cavallo Pazzo

Carta dei territori Lakota con fiumi, piste e forti dei "bianchi"
e le battaglie

...chiesi allora: Vuoi dire che tu sarai mio nemico se io attraverserò il fiume? Cavallo Pazzo scoppiò a ridere e disse: "Non sono mica un bianco! Solo i bianchi stabiliscono regole per gli altri e dicono "se rimarrete al di qua di questa riga ci sarà la pace, ma se andrete al di là io vi ucciderò tutti". C'è tanto spazio! Accampatevi dove volete."
(Parole di Cane, intimo amico e compagno di Cavallo Pazzo, in un'intervista del 1930, da "Cavallo Pazzo e Custer" di Stephen E. Amorose)

Per visualizzare un video prodotto dai Nativi Sioux in onore a Crazy Horse, 
clicca http://youtu.be/xvGiYFOx5T4

Red Cloud - Nuvola Rossa,
"statista" Lakota
contemporaneo di
Cavallo Pazzo



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Toro Seduto

Toro Seduto e una delle sue frasi.
Clicca sull'immagine per ingrandirla
"Tatanka Iyotake" ("Bisonte Seduto" in lingua Lakota),
"Sitting Bull" in inglese
 "Toro Seduto" in italiano
(1830-1890)
 Sioux Teton  Lakota Hunkpapa 

Toro Seduto nacque a Hunkpapas, lungo il Grande Fiume (Bighorn), nel Dakota. Fu uno dei capi principali che negoziarono il Trattato di Fort Laramie, nel 1868, con il quale gli  Stati Uniti si impegnavano ad abbandonare diversi forti e a rispettare l'area sacra delle Black Hills. Toro Seduto era noto come un grande guerriero e in tarda età divenne una guida spirituale. Nel giugno 1876, eseguì la Danza del Sole per trentasei ore consecutive e al termine ebbe una visione secondo la quale le truppe del generale Custer sarebbero state sconfitte nella famosa battaglia di Little Bighorn, in cui il settimo cavalleria fu annientato. Egli disse della battaglia: "Non dite che fu un massacro. Vennero per ucciderci e invece furono loro ad essere uccisi". Toro Seduto ebbe un vasto consenso da parte del suo popolo e rappresentò un ostacolo enorme per gli sforzi dei bianchi di assoggettare i Sioux. Dopo varie vicissitudini, che videro progressivamente ridursi le concessioni ottenute con anni di lotte, Toro Seduto fu assassinato con un colpo alla testa, mentre quarantatre poliziotti indiani rinnegati cercavano di arrestarlo, nel dicembre 1890, pochi giorni prima del massacro di Wounded Knee.

Alcune sue frasi arrivate a noi:
Tatanka Iyotake - Toro Seduto
(Nativi Americani, Indiani d'America)
"La primavera è tornata, il sole ha abbracciato la terra. Presto vedremo i figli del loro amore. Ogni seme, ogni animale si è svegliato. Anche noi siamo stati generati da questa grande forza. Per questo crediamo che anche gli altri uomini e i nostri fratelli animali abbiano il nostro stesso diritto a vivere su questa terra".

"Per noi i guerrieri non sono quello che voi intendete. Il guerriero non é chi combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro. Il guerriero per noi é chi sacrifica se stesso per il bene degli altri. E' suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a se stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell'umanità".  

“La vostra gente stima gli uomini quando sono ricchi: perché hanno molte case, molta terra, molte donne... non è così?”
“Si”
“Bene, diciamo allora che il mio popolo mi stima perché sono povero. Questa è la differenza”.
Toro Seduto, ad un giornalista del New York Herald, 16 nov. 1877

In un discorso, tratto da "Discorso immaginario tratto dalla biografia Moi, Sitting Bull, di Michel Piquemal, ed. Albin Michel, 1995", Toro Seduto parla di se stesso e ci riporta la sua visione sul periodo storico che ha vissuto:
"Sono nato sulle Colline Nere (Black Hills), le montagne madri del mio popolo. Mi chiamarono Lento, ma sapevo che un giorno, mi sarei conquistato un altro nome. Allora non sapevo neppure dell'esistenza dei bianchi. Ero un Indiano, e prima ancora di essere indiano, ero un Lakota, e tra i Lakota appartenevo alla tribù guerriera più valorosa: gli Hunkpapa. La nostra fierezza era immensa. I nostri guerrieri erano temuti da tutte le tribù vicine. Il nostro territorio di caccia era enorme, nel cuore delle grandi pianure. Avevamo molti cavalli e il nostro popolo non conosceva la fame da molte lune. Sì, posso dirlo, ero fiero di essere un Lakota, fiero di essere un Hunkpapa (...). A quattordici anni non volli più essere un ragazzo. Non ero molto alto, ma ero forte e vigoroso. Mi sentivo un uomo e tutta la tribù doveva sapere quanto ero coraggioso. Era già passato molto tempo da quando avevo abbattuto da solo il mio primo bisonte, con un arco costruito da mio padre. Così vidi che un gruppo di guerrieri si stava preparando per un'escursione, seppi che era giunto il tempo per farmi notare (...). Guardai i guerrieri che si allontanavano due a due per recarsi al loro appuntamento e quando gli ultimi lasciarono l'accampamento, li seguii senza farmi notare. Ma sulla collina dove si erano radunati, non ero atteso...che cosa ci facevo là? Gli uomini mi ignorarono in silenzio. Come dovevo essere ridicolo, col mio piccolo arco buono solo per cacciare uccellini. Mio padre mi si avvicinò; tenendo il mio pony per la criniera gli dissi "Veniamo anche noi". Vidi nel suo sguardo che era fiero di me. Mi disse solo: "Hai un buon cavallo. Cerca di fare qualcosa di valoroso". Quindi mi diede un 'bastone da colpi', una lunga asta con l'estremità ricurva, sulla quale erano attaccate delle piume d'aquila.
Era l'arma suprema del coraggio (...). Avevamo cavalcato a lungo, quando un esploratore ci avvertì che una banda di Crow stava venendo verso di noi. Quindi ci appostammo dietro una collina per prepararci al combattimento. Dipinsi il mio corpo di giallo e il mio pony col rosso di guerra. Gli altri non prestavano attenzione a ciò che facevo. Alcuni coprivano la bocca e le narici dei loro cavalli con l'erba di medicina per renderli veloci come il vento. Altri, con lo scudo al braccio e il corpo nudo attendevano il segnale. "Hoka Hey!". Spronando il mio pony coi talloni, sfrecciai dritto verso i nemici, col mio bastone da colpi in mano. Dopo un attimo di stupore, anche i guerrieri della nostra banda caricarono per non restare indietro. Ma avevo un buon vantaggio e la mia cavalcatura era veloce. Ero in testa al gruppo. Ci stavamo avventando sui Crow; colti di sorpresa, si diedero alla fuga. Mi lanciai all'inseguimento come un pazzo, incosciente come poteva esserlo un giovane Hunkpapa. Uno dei nemici capì che l'avrei raggiunto presto e scese a terra per incoccare una freccia. Ma nel mio cuore e nella mia testa non m'importava nulla di quell'arco e quella freccia! Avevo sete di gloria, sete di combattere. Mi scagliai su di lui, mi porsi e lo colpii violentemente all'avambraccio nel momento in cui tese il suo arco. La freccia volò in cielo. Io gridai e urlai a pieni polmoni; "On hey! Io, Lento, l'ho battuto!". Altri guerrieri riuscirono a raggiungere dei Crow in fuga e quel giorno vi furono famosi combattimenti. Poi radunammo i trofei, prima di rientrare al nostro accampamento.Giunti in prossimità dei tipì, ci fermammo per attendere l'alba, quindi, con frastuono di zoccoli, il nostro gruppo entrò nell'accampamento gridando vittoria. I cavalli girarono attorno alle capanne e ogni valoroso gridò a voce alta le azioni brillanti di cui era stato capace. Io restai indietro, perché non ero ancora un vero guerriero, ma mio padre venne a cercarmi. Mi mise tra i capelli una penna d'aquila - la penna che ha già toccato le nuvole! - e mi ricoprì da capo a piedi con i colori della vittoria. Quindi mi fece salire su un magnifico cavallo e mi portò con lui gridando: "Mio figlio ha battuto il nemico. E' valoroso. Gli do il nome di Tatanka Iyotake, Toro Seduto!". Non abbassai lo sguardo; al contrario, guardai fiero davanti a me. Meritavo la ricompensa. Non ero stato solo un valoroso che si era mostrato coraggioso, ero stato il primo a toccare il nemico. Quella sera partecipai alla danza della vittoria e mostrai molte volte come avevo battuto il Crow mentre puntava la sua freccia su di me. Mio padre offrì due cavalli in mio onore. Il mio cuore volava come il falco. Le grida delle ragazze, gli applausi degli uomini, gli sguardi di tutti mi montarono la testa e mi inebriarono (...). Mi ero guadagnato un nuovo nome, Toro Seduto, un nome sacro del quale mio padre mi aveva considerato degno. Pronunciai questo nome nella testa e sentii penetrare dentro di me la forza e lo spirito del bisonte, che da allora non mi lasciò più. Non era un nome come gli altri, era stato dato a mio padre da un bisonte che si era avvicinato al bivacco allestito con tre compagni di caccia. Il vecchio bisonte, col capo chino verso l'erba mormorava incessantemente: "Bisonte Seduto, Bisonte che Salta, Bisonte che Monta, Bisonte Solitario...rappresentano i quattro stadi della vita del bisonte". Mio padre era anche uno sciamano rispettato e aveva una grande conoscenza delle cose sacre. Prese per sé il nome di Bisonte Seduto, ma dopo la prima prodezza lo donò a me, per chiamarsi poi fino alla morte Bisonte che Salta. Nel mondo dello Spirito nulla viene lasciato al caso. So che se mi è stato dato il nome del Bisonte, è per vegliare sul mio popolo come il Sole-Bisonte veglia sugli uomini (...). Dopo la mia prima prodezza da guerriero, mio padre mi portò con sé sulle colline: "La forza del braccio e il coraggio sono grandi cose, ma non sono nulla senza l'aiuto di una 'visione'. Solo una visione ti concederà alleati tra le creature del cielo, dell'acqua e della terra. Un uomo senza visione è un uomo senza potere". Quindi mi condusse da Sognatore del Sole, il più grande sciamano. Poteva trasformarsi in un animale, sapeva predire il futuro e comandava la pioggia. Lui e mio padre mi prepararono a quella che doveva essere la mia prima visione (...). Poco a poco, le pietre, gli alberi, gli animali, tutto il piccolo mondo che mi circondava divenne propizio per la visione.Non lo vedevo con gli occhi dell'abitudine. Avevo l'impressione di comprendere e di divenire di volta in volta la potenza delle rocce, il tronco rugoso degli alberi o le code rosse che volavano sui cedri. E' una cosa difficile da spiegare, ma vedevo tutte le creature dell'universo in una maniera sacra. E sentivo le loro voci che supplicavano con me. Il vento soffiava: "Verrà la voce del Grande Mistero", e i rami che sterminavo ripetevano senza sosta: "Si verrà, verrà, la voce sacra". Il sole si levò, ma non sapevo più se era l'alba del primo o del secondo giorno. Il tempo sembrava non esistere più, mentre la mia invocazione era diventata rauca come quella di un animale. All'improvviso, un'aquila maculata apparve in cielo da ovest e si mise a volteggiare sopra di me, come fossi stato la preda sulla quale gettarsi. Non era che un punto tra le nuvole, ma i miei occhi potevano vedere ciascuna delle sue piume, il globo lucido del suo occhio e i suoi artigli. Ogni cerchio che compiva mi aspirava sempre più, finché mi trascinò con sé in cielo. Non sapevo più se ero io stesso o se ero l'aquila. Tra le mie braccia sentivo il fruscio dell'aria e vidi le quattro pertiche ornate coi nastri sacri allungarsi a dismisura. L'aquila e il vento cantavano all'unisono: "Mio padre mi ha donato questa Nazione; è un duro compito proteggerla!", e la mia bocca ripeteva le stesse parole. Pronunciandole, sentii il 'potere' invadermi e sommergermi, spingendo su di me come la pelle nuova di serpente. I miei occhi risplendevano di lacrime, mentre comprendevo il significato profondo di quelle parole. Sapevo che quella sarebbe stata la gloria, ma sarebbe stato anche dolore (...). Come il bisonte, l'aquila è un animale sacro. Le sue piume sono paragonabili ai raggi del sole e le sue ali le permettono di volare così in alto da poter avvicinare Wakan Tanka ed esserne messaggera. Quel giorno, con la voce dell'aquila, il Grande Spirito mi confidò il destino del mio popolo. M'avvertì in anticipo che sarebbe stata una missione difficile (...). Nei giorni difficili non sono i forti a soffrire di più, ma i deboli, che si ritrovano ogni giorno sempre più bisognosi. Un capo deve sapere ascoltare la sua gente, soprattutto i più indifesi. E' a loro che deve pensare, non alla sua gloria personale. Io, che ero pazzo per la guerra, calmo ora la mia collera e la mia sete di combattere per diventare poco a poco un seguace della pace (...). La pace con l'uomo bianco è durata circa otto anni, perché l'uomo rosso è paziente. I bianchi hanno rispettato solo a metà le parole del trattato e noi abbiamo chiuso un occhio (...). Io, Toro Seduto, so sopportare con pazienza, ma quando la misura è colma, guai a chi mi ha fatto salire il fuoco alla testa! Ho riunito il Gran Consiglio, ho chiamato tutta la mia gente alla guerra e ho inviato messaggeri ovunque: "Siamo in guerra, unitevi a me al mio accampamento, uniamoci per una grande battaglia contro i soldati!". Dalle colline, dalle montagne, dai confini della prateria, i guerrieri mi raggiunsero a migliaia. Al di là delle nostre differenze, siamo tutti fratelli, e i fratelli si radunano per cacciare il lupo quando si avvicina troppo al tipì. Gli Oglala di Cavallo Pazzo, I Minniconjou di Luna Nera, i Cheyenne di Cavallo Piccolo, gli Arapaho, gli Yanktonais, i Piedi Neri, i Cheyenne del Sud...gli indomiti Santee di Inkpaduta e anche alcuni Brulè che disconobbero il loro capo Coda Maculata. Tutti risposero all'appello della guerra. Giovani valorosi bramosi di combattere, vecchi guerrieri dal passato glorioso e intere famiglie lasciate a morire di fame nelle 'agenzie' dell'uomo bianco. Solo gli Oglala di Nuvola Rossa furono sordi al richiamo, ma Jack, figlio del capo, ci raggiunse senza ascoltare suo padre. L'accampamento non smetteva di crescere e non si contavano le danze e le feste che si tenevano ogni giorno. Gli amici si ritrovavano. Bande di ragazzini andavano e venivano sui loro pony. Le ragazze cercavano quadrifogli nella prateria, come portafortuna per quando i giovani cercano la loro compagna. Eravamo come sciami d'api ronzanti e ogni arrivo di un nuovo gruppo era salutato dagli annunci degli urlatori e dal chiasso di coloro che si ritrovavano.Ma venne il momento di affilare i coltelli e di fabbricare punte per le frecce. Venne il momento di prepararci a combattere. Due Lune venne scelto per comandare i Cheyenne, mentre io avrei guidato i Lakota. Così decise il Consiglio. Poco dopo feci trasferire l'accampamento in un luogo propizio per una grande Danza del Sole. Era l'epoca in cui il Sole è più alto e tutte le forze della vita sono più potenti. Vi erano tutte le condizioni per una buona Danza che rafforzasse il mio popolo. Fui designato per guidare la cerimonia e fu senza dubbio una delle più grandi Danze del Sole mai eseguite dalla mia gente. La fierezza invase il mio cuore vedendo il gran numero di guerrieri ai quali venivano dipinti di rosso mani e piedi. Avendo fatto voto di offrire al Grande Mistero una copertura scarlatta, avanzai a torso nudo fino al luogo sacro. Là, davanti a tutti, mio fratello Bisonte che Salta procedette con l'offerta. Con un coltello e un punzone, tagliò cinquanta pezzi di carne da ciascuna delle mie braccia, mentre salmodiavo delle preghiere. L'offerta del proprio corpo è l'unica che possiamo fare a Wakan Tanka, perché solo il nostro corpo ci appartiene. Possiamo sacrificare degli animali o far bruciare del tabacco e delle erbe. Ma non sono cose che ci appartengono veramente. Ecco perché il Grande Spirito ascolta coloro che gli offrono la loro carne. In questo modo, nulla di buono viene senza dolore. Non vi è primavera senza il freddo dell'inverno che purifica il terreno. Per germogliare, il seme deve perforare il suolo. Quindi danzai fissando il Sole, mentre il sangue colava dalle mie ferite. Ho danzato fino al crepuscolo, tra il frastuono dei tamburi e dei sonagli, in compagnia di tutti i giovani valorosi che offrivano la loro sofferenza per la vita della Nazione. Ho danzato tutta la notte e tutto il giorno seguente, fino all'ora in cui il sole si trovava dritto sopra gli uomini. Il mio spirito non mi apparteneva più e volò oltre le nuvole. Vidi le giubbe blu che arrivavano come un branco di locuste, con la testa in basso perdendo i loro capelli. Caddero proprio nel nostro accampamento. Una voce parlò alla mia testa: "Te li regalo, perché non hanno orecchi". Sorrisi, poi morii in un istante. Credo sia stato Luna Nera che mi stese a terra e mi spruzzò con acqua fresca. Quando ritornai tra i vivi, raccontai la mia visione e tutti si rallegrarono. Se i bianchi erano a testa in giù significava che sarebbero morti. Wakan Tanka aveva accettato la mia offerta; eravamo sotto la sua protezione. Ma avvertii i miei: i bianchi che sarebbero morti in battaglia erano un dono del cielo. Non avremmo dovuto spogliarli, né prendere i loro cavalli, altrimenti la maledizione si sarebbe abbattuta su di noi. Guai a chi brama le ricchezze dell'uomo bianco! (...). Poco dopo, vi fu una grande battaglia in cui massacrammo le truppe di Capelli Lunghi (Custer, n.d.e). Ancora oggi, i bianchi cercano di capire perché abbiamo vinto quel giorno, ma io so che la protezione del Grande Spirito ci guidò e che il nostro popolo si batté per una giusta causa. Le giubbe blu non sono uomini come noi. Combattono perché è il loro mestiere e non hanno nulla da difendere (...). A Forte Buford ho ceduto le armi e i cavalli...quei cavalli sui quali ho galoppato a lungo, battendo i miei nemici. Non ho avuto il coraggio di farlo da solo. E' stato mio figlio Piede di Corvo che l'ha fatto per me (...). Qualche luna fa ho visitato la città più grande dell'uomo bianco e i prodigi che può offrire mi hanno riempito di ammirazione. Ma per le vie della città ho visto dei bambini che tendevano la mano come mendicanti. E' stata una visione così miserabile che il cuore mi doleva e ho dato loro i pochi soldi che avevo in tasca. Come potranno i bianchi prendersi cura dell'uomo rosso se lasciano morire in miseria i loro stessi figli? Sembra che a loro interessino solo il potere e il denaro! Il loro appetito non ha limiti. A loro non basta prendere le nostre colline e le nostre praterie, vogliono rubarci anche l'anima. Mandano i nostri figli nelle loro scuole affinché imparino a vivere come loro. Vogliono che ascoltiamo le parole del loro Dio scritte in un libro, ma il nostro libro sacro sono il vento, la pioggia e le stelle. Vogliono che diventiamo contadini che lavorano per loro. Porto il nome del bisonte e non sarò mai come un animale domestico rinchiuso. Vogliano che dimentichiamo il potere del cerchio per vivere nelle loro case quadrate; che rinunciamo alle nostre danze e alla nostra 'medicina'. E alcuni dei nostri sono così disperati che si prestano ad abbandonare la 'via rossa'. I nostri fratelli dimenticano le forze che sono state in nostro potere: il bisonte, la pipa e il cerchio. E quelle forze ci abbandonano... Il mondo dell'uomo bianco ha l'insolenza dei guerrieri vittoriosi. Ma solo la pietra dura nel tempo. Può darsi che un giorno il 'potere' dell'uomo bianco rinasca, come un albero congelato che ricresce dalle sue radici..."  Tatanka Iyotake - Toro Seduto, Lakota Teton Hunkpapa.

Toro Seduto con penna d'Aquila
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Nella cultura dei Nativi Americani la penna d'uccello rappresenta la connessione con il Cielo, la casa del Grande Spirito, e gli uomini di pace portano fra i capelli penne che sono rivolte verso il basso, la Terra. Le penne più sacre sono quelle dell'aquila, poiché essa è quella che vola più in alto ed è perciò più in connessione con il Grande Spirito, per questo ogni oggetto che è prodotto con penne e piume è sacro, e di pace con le penne rivolte verso la Terra. Nella foto qui a fianco, il messaggio subliminale di Toro Seduto, con la penna d'aquila fra i capelli dritta e diretta al cielo, è che lui non è esattamente un uomo di pace...

Ma ecco come la pensano i Nativi Americani a proposito della guerra: "...una delle arti della maggior parte dei Nativi Americani, ancora più importante della coltivazione e della caccia, fu la guerra. Il fine ultimo della guerra per gli Europei era la morte e la distruzione; per i Nativi Americani il fine era l'onore. Ma cosa accadeva durante le scorrerie (le guerre) dei Nativi? Una volta che le due parti si trovavano una di fronte all'altra, era un susseguirsi di grida, salti, provocazioni, finti attacchi, con una ferita qua e là, e ogni tanto un morto. Successivamente, dopo che l'onore della tribù era stato difeso e il coraggio individuale dei suoi membri provato, ciascuno lanciava le ultime urla, prima di tornare a casa. Ci furono, in realtà, alcuni scontri particolarmente cruenti e alcuni massacri. Ma si trattò di rare eccezioni. I Nativi partecipavano a molte scorribande di questo genere, durante le quali raramente morivano più di un uomo o due. Il desiderio di rubare cavalli era solitamente il pretesto che spingeva gli indiani a confrontarsi, ma, in realtà, il movente effettivo era proprio il bisogno dei guerrieri, soprattutto dei più giovani, di dimostrare il proprio coraggio. C'era infatti il Counting Stik, il “Bastone del colpo che da importanza”, con cui si toccava il nemico, e questo esprimeva il massimo coraggio per il guerriero. 
Carta dei territori Lakota con i fiumi Yallowstone,
Big Horn, Little Big Horn, Powder, Missouri
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Benché la morte sia un aspetto inseparabile dalla guerra, con la venuta dell'uomo bianco l'onore fu grossolanamente scambiato con la smania di distruggere. Nella guerra, spesso crudele fra Stati Uniti e Nativi Americani, una delle più grandi vittorie ottenute dagli uomini rossi fu nel luogo conosciuto dai Dakota come Greasy Grass River e dai Crows come Little Big Horn. La vittoria fu nel 1886 e gli Stati Uniti, durante la celebrazione del centenario, erano irritati per il  "massacro" perpetrato da Toro Seduto con Gall e gli Hunkpapa, e Cavallo Pazzo con gli Oglala e Minneconjou, Sans Arc, Piedi Neri, Shyela, Santee e Yanktonai. La battaglia finì in meno di un'ora. Le truppe Statunitensi morirono fino all'ultimo uomo. Il loro capo era un giovane temerario conosciuto come George Armstrong Custer. Fu il momento più alto della resistenza dei Nativi e fu anche l'inizio della fine. Il governo degli Stati Uniti decise che era ora di andare tutti contro i sanguinari selvaggi..."

Da http://it.wikipedia.org/wiki/Toro_Seduto: Toro Seduto è stato un famoso capo indiano americano (chiamato anche Húŋkešni, cioè "Lento", a causa della sua abitudine di ben riflettere prima d'agire); è ricordato nella storia americana e dei nativi per aver mobilitato più di 3.500 guerrieri Sioux e Cheyenne nella famosa Battaglia di Little Bighorn, dove ottenne una schiacciante vittoria sul colonnello George Armstrong Custer del Settimo cavalleggeri, il 25 giugno 1876.

Toro Seduto
Infanzia - Toro Seduto nacque col nome Hoka-Psíca (Tasso Saltante), ma alcuni membri della sua tribù capirono che era un nome provvisorio. Già suo padre si chiamava anche lui "Toro Seduto"), dal quale il figlio prese il nome più tardi. All'età di 14 anni, Toro Seduto partecipò ad una spedizione di guerra, dove conobbe i guerrieri Crow. Riuscì a raggiungere uno dei guerrieri durante la loro ritirata e riuscì a batterlo mentre cavalcava. Per questo, Toro Seduto si guadagnò una penna di aquila bianca, simbolo di una prima azione coraggiosa e, nello stesso tempo, assunse il nome del padre. Il padre cambiò, a sua volta, nome in "Toro Saltante".

Matrimonio e famiglia - Non è chiara la storia della famiglia di Toro Seduto. Al suo primo matrimonio, probabilmente avvenuto nel 1851, chiamò la sua sposa Porta Affascinante o Capelli Lucenti. Nel 1857, la moglie partorì un figlio (che morì in età giovane a causa di una rara malattia); Capelli Lucenti morì durante il parto. Toro Seduto decise di adottare suo nipote, di nome "Un Toro", dopo la morte del suo primo figlio. Nel 1857, Toro Seduto adottò un giovane Assiniboine come fratello e si fece presto notare come Toro Saltante (in onore del padre di Toro Seduto).

Status come sant'uomo - Toro Seduto divenne un sant'uomo Sioux (o uomo saggio Sioux), detto wap íya wic aṡa, durante i suoi primi vent'anni. Le sue responsabilità come sant'uomo inclusero la comprensione dei rituali e dei complessi religiosi e delle credenze Sioux; conobbe anche alcuni naturali fenomeni riferiti alle credenze Sioux. Fu riconosciuto a Toro Seduto che aveva il potere di portare infiniti benefici alla sua gente. Toro Seduto conobbe anche tecniche di guarigione con erbe medicinali, sebbene non fosse un uomo di medicina.
A causa del suo status di wap íya wic aṡa, Toro Seduto era un membro della Buffalo Society, una società legata alla caccia del bufalo. Fu anche membro dell'Heyoka, una società per quelli che praticavano la danza della pioggia.

Mappa dei territori Lakota con i fiumi, i forti, le piste
e le battaglie.  Clicca sull'immagine per ingrandirla  
Guerra Dakota del 1862 e sue conseguenze - Come risultato delle violazioni del trattato degli Stati Uniti, durante gli anni '50 e '60 del XIX secolo, compagnie guerriere Sioux aumentarono in modo crescente a causa dei coloni bianchi e commercianti insidiatisi nei loro territori. Il 17 agosto 1862, scoppiò un conflitto tra alcuni cacciatori Sioux e coloni bianchi, nel Minnesota meridionale. Questo conflitto si concluse con la sconfitta dei Sioux, verso la fine del 1862, dopodiché essi furono costretti a lasciare il Minnesota.
I Sioux furono grandi protagonisti di numerose guerre; alcuni sopravvissuti dell'ultima guerra nel Minnesota, rifiutata la resa nei confronti dell'esercito degli Stati Uniti, si trasferirono lungo il fiume Missouri, prendendo il controllo della zona ed ampliando il territorio Sioux nel 1863, quando alcuni guerrieri Hunkpapa si unirono a questi rifugiati. Malgrado la loro unione, il Colonnello Henry Sibley li sconfisse nella Battaglia di Dead Buffalo Lake, il 26 luglio 1863 e nella Battaglia di Stony Lake, il 28 luglio 1863. Toro Seduto probabilmente partecipò in entrambe le battaglie, prendendo parte fra i guerrieri Hunkpapa anche alla Battaglia di Whitestone Hill, il 3 settembre 1863. Come nelle precedenti battaglie, l'esercito statunitense prevalse, uccidendo approssimativamente 100 Sioux e catturandone circa 160.
Gli Hunkpapa si ritirarono dopo questa sconfitta, sebbene fossero consapevoli delle future intenzioni dell'esercito militare. Nel giugno 1864, il Generale Alfred Sully mobilitò le sue forze militari, conducendole fuori da Fort Sully (distante alcune miglia a sud di Fort Pierre, Dakota del Sud). Molti condottieri Sioux occuparono la zona ai piedi delle Killdeer Mountains, cercando di anticipare l'avanzata militare sul fiume Cannonball. Fra i guerrieri indiani, vi erano presenti non solo Toro Seduto, ma anche suo nipote Toro Bianco, per quest'ultimo era la sua prima battaglia.
La Battaglia di Killdeer Mountain, ebbe luogo il 28 luglio 1864; i Sioux attaccarono per primi, ma furono nettamente sconfitti dall'azione combinata dell'artiglieria e dei soldati. Lo zio di Toro Seduto, Quattro Corna, fu ferito, ma riuscì a sopravvivere e i Sioux si ritirarono. I Sioux attaccarono nuovamente le forze militari, dal 7 al 9 agosto 1864 e furono sconfitti di nuovo. Toro Seduto incoraggiò le forze Sioux a riprendere le armi e come risultato delle sue dichiarazioni di guerra, i Sioux attaccarono sempre più decisamente le forze militari, fino alle Badlands. Dopo la guerra, molti guerrieri lasciarono le loro abitazioni e Toro Seduto, con un gruppo di Hunkpapa, si trasferì nel Sud-Est.
Il 2 settembre 1864, Toro Seduto ed i suoi guerrieri attaccarono un treno che trasportava emigranti ma fu attaccato a sua volta dal Capitano James L. Fisk, che percorreva i territori dei Sioux. Toro Seduto venne ferito all'anca e si ritirò dalle guerre, ma solo temporaneamente, vivendo essenzialmente di caccia del bufalo. Questa pausa, però, determinò un'ulteriore infiltrazione di bianchi nelle terre Sioux.

Red Cloud - Nuvola Rossa,
"statista" Lakota
La Guerra di Nuvola Rossa - Una volta ripresosi, Toro Seduto condusse nuovi attacchi su
 Fort Berthold, Fort Stevenson e Fort Buford, tra il 1865 ed il 1868; nel frattempo, Nuvola Rossa (in lakota Mahpiya Luta), leader della famiglia Sioux Oglala, comandò di attaccare sulla Contea di Powder River e fu accompagnato dallo stesso Toro Seduto in tutta la regione settentrionale, dove scorre il Fiume Missouri.
Dai primi del 1868, il governo statunitense assegnò diverse sistemazioni per i Sioux, a seguito della Guerra di Nuvola Rossa; dopo la vittoria sull'esercito statunitense, Nuvola Rossa pretese di ottenere e controllare i territori di Fort Philip Kearny e Fort C. F. Smith, i quali furono abbandonati dai bianchi. Alcuni alleati degli Hunkpapa (come i Piedi Neri ed i Yankton Sioux) firmarono il famoso Trattato di Fort Laramie, trattato di pace del 2 luglio 1868, a Fort Rice (vicino a Bismarck, Dakota del Nord). Comunque, Toro Seduto non accettò il trattato e continuò ad attaccare nell'area settentrionale del Missouri, fino al 1870.

Carta delle Black Hills (Nativi Americani, Indiani d'America)
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Guerra delle Black Hills (Paha Sapa ) - Toro Seduto continuò ad attaccare gli emigranti bianchi; attaccò anche la linea ferroviaria del Pacifico Settentrionale, cercando di riconquistare le terre Hunkpapa, nel 1871. La resistenza Sioux fu molto dura e nel 1872 i sopravvissuti bianchi furono salvati dalle truppe federali.
Questi continui attacchi, da parte dei guerriglieri Sioux di Toro Seduto, scatenarono il famoso Panico del 1873, il quale portò al fallimento la linea ferroviaria del Pacifico Settentrionale. Non fu infatti più possibile completare questa linea in territorio Sioux, ma, in compenso, fu possibile rinvenire alcuni giacimenti auriferi, presso le Black Hills ("Colline Nere", in lakota "Paha Sapa" o "Ĥe Sapa"). Una spedizione militare, condotta nel 1874 dal Tenente Colonnello George Armstrong Custer, lasciò Fort Abraham Lincoln per poter esplorare questo territorio e cercare un'ubicazione appropriata per un forte militare. Quando Custer annunciò il ritrovamento, determinò il Giunco d'Oro delle Black Hills, cioè l'arrivo in grande numero di vari scopritori e le tensioni tra Sioux e bianchi aumentarono al fine che si dovette decidere a chi assegnare questo territorio.
Anche se Toro Seduto non attaccò la spedizione di Custer, il governo aprì una base vicino alle Black Hills, ignorando che esse erano territorio Sioux. Nel novembre 1875, il governo ordinò di eliminare tutti i Sioux qualora si fossero rivoltati contro i bianchi; l'ostilità dei Sioux crebbe al fine che il 1º febbraio 1876 i Sioux e Toro Seduto dichiararono pertanto una nuova guerra.

Battaglia del Little Bighorn - Il Colonnello Custer, veterano della Guerra di Secessione, era un ufficiale ambizioso, che sperava di candidarsi per la presidenza degli Stati Uniti ai primi anni '70 del XIX secolo. Non solo si guadagnò grande fama nella Guerra di Secessione, ma anche nelle battaglie contro i Sioux. Fu facilmente notato sia fra i bianchi che tra i nativi americani, contro i quali condusse numerose offensive.
Toro Seduto decise di ampliare gli attacchi sui bianchi, che occupavano le terre Sioux. Dalla meta del 1870, Toro Seduto si guadagnò grande rispetto fra varie popolazioni, come i Cheyenne del Nord e gli Arapaho del Nord.
Il 25 giugno 1876, il Settimo Cavalleggeri della fanteria di Custer, capitanata dal Generale Alfred Howe Terry, attaccò alcune tribù native sul loro campo, presso il fiume Little Bighorn, dove prospettavano una imminente vittoria sui "pellerossa". L'esercito statunitense ignorò fin da principio che nella battaglia erano schierati più di 3.500 Sioux di Toro Seduto, Cavallo Pazzo e Nuvola Rossa, alleati con i Cheyenne. L'attacco dei nativi fu deciso e i soldati statunitensi vennero inesorabilmente uccisi. I nativi, per canto loro, soffrirono meno perdite. Il numero di militari scese drasticamente e Custer fu costretto a far ripiegare le poche truppe sopravvissute. Le tribù condussero poi un contrattacco contro i soldati su una cresta vicina, annichilendo ulteriormente i soldati; Custer fu tra gli ultimi ad essere ucciso.
Toro Seduto non partecipò di persona alla battaglia. Furono, in particolare, i capi Nuvola Rossa e Cavallo Pazzo, spronati dal sogno che aveva avuto lo stesso Toro Seduto riguardo ad un gruppo di soldati americani che, secondo alcuni, erano giunti per caso nel loro accampamento. Alla morte di Custer, i Sioux fecero capire al governo statunitense di aver comunque rispettato il Trattato di Fort Laramie, stipulato nel 1868. Il governo statunitense dichiarò di non sentirsi più vincolato dal Trattato di Fort Laramie e, nel 1877, decise di intraprendere nuove irruzioni nelle terre Sioux, costringendo molti nativi americani ad arrendersi. Toro Seduto, accusato di aver scatenato il massacro, rifiutò di arrendersi e, nel maggio 1877, si trasferì con la sua tribù nello Saskatchewan, in Canada, dove rimase in esilio per molti anni ai piedi della Wood Mountain, rifiutando il perdono presidenziale e l'opportunità di ritornare.

Toro Seduto
Resa - Fame e malanni forzarono Toro Seduto, la sua famiglia e quasi 200 suoi seguaci, a tornare negli Stati Uniti, dove fu inoltre costretto ad arrendersi il 19 luglio 1881. Il giorno successivo, Toro Seduto e suo figlio Piede di Corvo, furono arrestati e condotti a Fort Buford; il governo concesse loro, tuttavia, l'amnistia. Ormai non più in grado di condurre altre guerre, Toro Seduto ammise ai soldati statunitensi di averli sempre ammirati per la loro resistenza, al fine di poter, eventualmente, un giorno unire le sue forze indiane con quelle dei bianchi e di considerarli amici. Due settimane più tardi, Toro Seduto ed il figlio furono trasferiti a Fort Yates, alla Riserva Indiana di Standing Rock, insieme con altri 185 Sioux.
Gli ufficiali dell'esercito ritenevano che il capo degli Hunkpapa avrebbe usato la sua presenza a Fort Yates per richiamare alcune popolazioni alleate per liberarlo. Di conseguenza, un militare suggerì di trasferire lui ed i suoi seguaci a Fort Randall, per tenerli come prigionieri di guerra. Da 185, i prigionieri Sioux passarono a 172, i quali furono trasferiti a Fort Randall, dove passarono i successivi 20 mesi. Dopo diverse richieste, fu finalmente permesso a Toro Seduto di ritornare alla Riserva Indiana di Standing Rock insieme ai suoi uomini, nel maggio 1883.

Per qualche tempo Toro Seduto con
 Alce Nero ed altri Nativi Americani,
partecipò agli spettacoli del circo
di Buffalo Bill, con lui in questa foto:
i Nativi Americani facevano
acrobazie e numeri sui loro cavalli.
Vennero anche in Europa, e a Londra,
 nel 1887  li vide la regina Vittoria
che disse loro: "Ho 77 anni.
In tutto il mondo ho visto
ogni specie di gente;
ma oggi ho visto la più bella gente
che conosco. Se voi apparteneste a me,
non permetterei che vi portassero in
giro in uno spettacolo come questo!"
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Unione al Circo Barnum - Anche se tenuto prigioniero, Toro Seduto continuava a rappresentare una sorta di minaccia verso l'esercito statunitense; nel 1883, per toglierselo di torno, gli agenti governativi concessero al capo indiano di unirsi al famoso circo Barnum, dove diventò un'attrazione popolare del famoso Wild West Show, di Buffalo Bill. Insieme a Buffalo Bill, Toro Seduto viaggiò molto non solo in America ma anche in Europa, ed ebbe l'occasione di visitare le più grandi città americane ed europee; guadagnò approssimativamente $ 50 alla settimana, esibendosi in cavalcate nell'arena oppure tenendo (spesso) un semplice discorso, nella sua lingua nativa, con il pubblico. Il pubblico riteneva che Toro Seduto parlasse di sè e del suo popolo durante i suoi discorsi, ma in realtà il pubblico ignorava che il capo indiano gli rivolgeva maledizioni e improperi durante lo show, incitando il pubblico ad istruire i giovani nel perfezionare le relazioni tra bianchi e nativi americani; non venendo compreso, il suo discorso veniva seguito da un forte applauso.[senza fonte]
In assenza di Toro Seduto, il governo statunitense ne approfittò per completare ed inaugurare la ferrovia di wall street del Pacifico Settentrionale, nel 1884.
Toro Seduto stette con il circo Barnum solo per quattro mesi, dopodiché ritornò nella sua tribù del South Dakota. In quel periodo, era divenuto una celebrità, firmando molti autografi e donando i soldi che riceveva ai senzatetto e ai mendicanti. Toro Seduto comprese che i suoi nemici non furono più solo i militari statunitensi, ma anche alcuni coloni che incontrò durante i suoi spostamenti con il circo Barnum; infatti, notò che erano più avanzati tecnologicamente e considerò questa gente come indemoniata. Toro Seduto si rese conto che anche i suoi Sioux sarebbero stati influenzati da questi bianchi se avessero continuato a lottare.

Morte e sepoltura - Toro Seduto ritornò nella Riserva Indiana di Standing Rock nel South Dakota. Temendo che Toro Seduto progettasse di fuggire dalla Riserva assieme ai praticanti della Danza degli spiriti, le autorità della Polizia decisero di arrestarlo con alcuni suoi uomini, anche se Toro Seduto non era loro sostenitore. Durante una lotta, generatasi sia tra i pellerossa che tra Polizia locale, il 15 dicembre 1890, Toro Seduto e suo figlio Piede di Corvo vennero assassinati da colpi di pistola di alcuni componenti della Polizia; in seguito, tutta la Polizia coinvolta nella rissa venne radiata dal comando. Il corpo di Toro Seduto venne sepolto vicino a Fort Yates, ma nel 1953, la sua salma fu riesumata e trasferita vicino a Mobridge, sempre nel South Dakota, per volontà di popolazioni locali Sioux. Alcuni Sioux, tutt'oggi, continuano a discutere sul fatto che quella salma non apparteneva a Toro Seduto.

Lascito - A seguito della sua morte, la sua cabina sul Grande Fiume fu mostrata a Chicago, per divenire parte del World's Columbian Exposition, nel 1893. Più tardi, Toro Seduto venne ritratto da molti attori di Hollywood, nei film:Toro Seduto: L'ostile capo indiano (1914), Toro Seduto al Massacro di Spirit Lake (1927), La Strage del 7º cavalleggeri (1954), Buffalo Bill e gli indiani (1976), Il mio cuore è sepolto a Wounded Knee (2007), L'ultimo pellerossa (2007).
Col passare del tempo, la popolarità mondiale di Toro Seduto crebbe sempre più. A Legoland, in Danimarca, attualmente contiene una scultura di Lego di Toro Seduto, la più grande scultura del parco. Il 14 settembre 1989, il servizio postale degli Stati Uniti rilasciò un francobollo che rappresenta un'immagine di Toro Seduto, con una denominazione di 28 ¢. Il 6 marzo 1996, il consiglio tribale Sioux del Standing Rock votò a cambiare il nome l'Università di Standing Rock (precedentemente Università Comunale di Standing Rock) come Università di Toro Seduto, in onore del famoso capo indiano Hunkpapa.

 Toro Seduto e una frase celebre inerente i Nativi Americani



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